Truffe bancarie online: come tutelarsi e recuperare le somme.
Il fenomeno delle frodi bancarie online (phishing, smishing, vishing) ha raggiunto livelli di sofisticazione tali da colpire anche gli utenti più esperti.
Quando un correntista subisce un prelievo non autorizzato, la domanda centrale non è solo “come è successo”, ma soprattutto “come posso ottenere il rimborso dalla banca?”.
La giurisprudenza italiana ed europea hanno stabilito principi rigorosi che pongono a carico degli istituti di credito l’onere di dimostrare la colpa grave dell’utente per negare la restituzione delle somme.
Il quadro normativo: la responsabilità della banca.
La disciplina principale in materia di servizi di pagamento è dettata dal D. Lgs. n. 11/2010, che ha recepito la direttiva comunitaria PSD (Payment Services Directive), successivamente aggiornata dalla PSD2 (Direttiva UE 2015/2366).
Queste le regole principali di riferimento:
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art. 7 D. Lgs. 11/2010: l’utente ha l’obbligo di custodire diligentemente le credenziali e le altre chiavi di sicurezza.
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art. 10 D. Lgs. 11/2010: se l’utente nega di aver autorizzato un’operazione, ricade sulla banca l’onere di provare che l’operazione è stata autenticata, correttamente registrata e che non è stata influenzata da malfunzionamenti.
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art. 12 D. Lgs. 11/2010: salvo il caso di dolo o colpa grave dell’utilizzatore, la banca è tenuta a rimborsare l’importo dell’operazione non autorizzata.
La nozione di “colpa crave” nella giurisprudenza.
La banca spesso nega il rimborso eccependo la negligenza del cliente (ad esempio, per aver cliccato un link sospetto); tuttavia, la Corte di cassazione e l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) hanno più volte chiarito che:
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la semplice imprudenza non equivale a colpa grave;
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la colpa grave sussiste solo in presenza di una condotta “straordinariamente negligente”, come la cessione consapevole delle credenziali in un contesto palesemente inattendibile;
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la banca deve dimostrare di aver adottato misure di sicurezza allo stato dell’arte (Strong Customer Authentication – SCA), come l’autenticazione a due fattori.
Come tutelarsi: i passaggi necessari per ottenere il rimborso.
In caso di accertamento di movimenti sospetti, è fondamentale agire tempestivamente seguendo questo iter procedurale, nei quali è fondamentale farsi assistere dal un legale esperto in materia per evitare di commettere errori che pregiudichino l’auspicato recupero:
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blocco immediato: contattare la banca per bloccare il conto, le carte e le credenziali di accesso;
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disconoscimento delle operazioni: inviare una raccomandata A/R o una PEC alla banca contestando formalmente le transazioni non autorizzate e richiedendo l’immediato riaccredito delle somme ingiustamente addebitate;
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denuncia alle Autorità: presentare una denuncia presso la Polizia postale o i Carabinieri, specificando di non aver mai ceduto le proprie credenziali a terzi;
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ricorso al Giudice o all’ABF (Arbitro Bancario Finanziario): se la banca nega il rimborso, è possibile adire il Giudice competente o l’ABF.Se sei stato vittima di una truffa in ambito bancario, contattaci tempestivamente per essere guidato nelle azioni necessarie.

